Michel de Nostredame — il mondo lo conosce come Nostradamus — trascorse gli ultimi anni della sua vita a Salon-de-Provence, celebre in tutta Europa per le sue "Centurie": quartine oscure che regnanti e popolo scrutavano in cerca del futuro. Caterina de' Medici in persona lo aveva voluto a corte, e lo aveva nominato medico del re.
La sera del 1° luglio 1566, secondo il racconto tramandato dal suo segretario Jean de Chavigny, il veggente pronunciò le sue ultime parole profetiche: "All'alba non mi troverai vivo". Il mattino del 2 luglio fu trovato senza vita accanto al suo letto, stroncato dalla gotta e dall'idropisia che lo tormentavano da mesi.
L'ultima profezia
Gli scettici osservano che un uomo gravemente malato non aveva bisogno delle stelle per prevedere la propria fine. Eppure il dettaglio — la precisione di quella frase, riportata da chi gli visse accanto — continua ad alimentare la leggenda. Quattro secoli e mezzo dopo, le sue quartine vengono ancora rilette a ogni svolta della storia: nessun profeta ha mai avuto una morte così coerente con la propria vita.
