Nel 1431 una ragazza di diciannove anni fu bruciata viva a Rouen. Il tribunale che la condannò la accusò di eresia e stregoneria: le "voci" di Santa Caterina, Santa Margherita e dell'Arcangelo Michele che Giovanna d'Arco affermava di udire fin dall'infanzia furono dichiarate opera del demonio. In realtà, il suo vero crimine era aver guidato gli eserciti di Francia — e aver vinto.
Venticinque anni dopo, il 7 luglio 1456, un tribunale ecclesiastico riunito nella stessa Rouen dichiarò quel processo "corrotto, fraudolento e nullo". La madre di Giovanna, Isabelle Romée, aveva implorato il papa di riaprire il caso; oltre cento testimoni furono ascoltati.
Dalle fiamme agli altari
La storia di Giovanna è la parabola più estrema del rapporto tra il mondo e chi sente l'invisibile: la stessa Chiesa che la mandò al rogo come strega la proclamò santa nel 1920. Le sue voci non cambiarono mai; cambiò soltanto il modo in cui gli uomini scelsero di giudicarle.
