Il 21 luglio 1542, con la bolla "Licet ab initio", papa Paolo III istituì la Congregazione del Sant'Uffizio: l'Inquisizione romana. A differenza di quella spagnola, controllata dalla corona, questa rispondeva direttamente al papa, e nasceva per arginare il dilagare della Riforma protestante in Italia.
Ma la sua giurisdizione si estese presto a tutto ciò che sfiorava l'invisibile: magia, divinazione, astrologia giudiziaria, libri proibiti. Davanti ai suoi tribunali passarono Giordano Bruno, arso in Campo de' Fiori nel 1600, e Galileo Galilei, costretto all'abiura nel 1633. Ogni processo, ogni interrogatorio, ogni sospetto veniva scrupolosamente messo per iscritto.
Dall'Indice agli archivi aperti
Il Sant'Uffizio esiste ancora — trasformato nel Dicastero per la Dottrina della Fede — e nel 1998 il Vaticano ha aperto i suoi archivi agli studiosi. Da quelle carte è emerso un ritratto sorprendente dell'Italia segreta: un paese dove, per secoli, guaritrici, indovini e lettori di stelle continuarono ostinatamente a praticare le loro arti, processo dopo processo.
