Il 26 luglio 1875, nel villaggio svizzero di Kesswil, nacque Carl Gustav Jung. Figlio di un pastore protestante, divenne lo psichiatra che osò prendere sul serio ciò che la scienza del suo tempo liquidava come superstizione: i sogni, i miti, l'alchimia, l'I Ching, i tarocchi.
Per Jung, le immagini delle antiche arti divinatorie non erano sciocchezze ma "archetipi": figure universali dell'inconscio collettivo che parlano a ogni essere umano. Con il concetto di "sincronicità" — la coincidenza significativa che non ha causa ma ha senso — offrì alla divinazione la sua prima cornice psicologica moderna: quando interroghiamo le carte, suggeriva, è l'anima che risponde.
Il ponte tra i mondi
Il suo Libro Rosso, tenuto segreto per quasi un secolo, rivelò quanto in profondità Jung stesso avesse esplorato le proprie visioni. Oggi ogni lettura di tarocchi condotta con serietà psicologica — come specchio dell'interiorità, non come oroscopo da fiera — cammina sul ponte che quest'uomo ha costruito tra scienza e mistero.
