Il 13 luglio 1527 nacque a Londra John Dee, l'uomo che avrebbe incarnato come nessun altro il confine tra scienza e magia. Matematico brillante, possedeva la biblioteca più grande d'Inghilterra; consigliere di navigatori, coniò l'espressione "Impero Britannico". Ma fu anche astrologo, alchimista e cercatore di linguaggi angelici.
Quando Elisabetta I salì al trono, fu Dee a scegliere — calcolando le posizioni degli astri — la data della sua incoronazione: il 15 gennaio 1559. La regina lo chiamava "il mio filosofo". Negli anni successivi Dee si dedicò, con il medium Edward Kelley, alle celebri "conversazioni angeliche" da cui nacque la lingua enochiana, ancora studiata dagli esoteristi di tutto il mondo.
L'eredità del Mago di corte
Dee morì povero e dimenticato, ma la sua figura non ha mai smesso di crescere: ispirò il Prospero della Tempesta di Shakespeare e resta il modello di ogni mago colto della tradizione occidentale. La sua vita è la prova che, nell'Inghilterra elisabettiana, le stelle sedevano in consiglio accanto alla corona.
